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Il colore della salute Torna alla pagina precedente
I ricercatori, nel tentativo di svelare i segreti un tempo nascosti riguardanti gli alimenti, stanno scoprendo che le vitamine e i minerali sono solo la punta dell’iceberg delle conoscenze nutrizionali.
I flavonoidi, conosciuti anche come bioflavonoidi, rappresentano il gruppo di “altri” nutrienti tra i più diffusi in natura. I ricercatori ne hanno identificati nelle piante oltre 4.000.
Come i loro cugini più conosciuti, i caroteni, i flavonoidi sono pigmenti vegetali che creano un arcobaleno di colori. Molti flavonoidi e caroteni funzionano come antiossidanti e proteggono le piante dai danni dei radicali liberi. La grande differenza è che i flavonoidi sono solubili in acqua, mentre i caroteni sono solubili in olio.
I flavonoidi furono isolati per la prima volta nel 1930 dal Premio Nobel Albert Szent-Gyorgyi, scopritore della vitamina C. Egli capì che i flavonoidi rinforzavano le pareti dei capillari in modo diverso dalla vitamina C; in un primo momento, furono indicati come vitamina P, ma la diversità chimica di tali sostanze, precluse la loro classificazione come singola vitamina.
Frutta e derivati, tè e soia sono gli alimenti fonti principali di flavonoidi, sostanze che da alcune ricerche si sono rivelate protettive nel prevenire attacchi cardiaci e tumori.

Vino...o uva?

Un indizio sui benefici per la salute dei flavonoidi deriva da studi sul "paradosso francese". Il paradosso è il seguente: i Francesi mangiano quattro volte più burro e tre volte più lardo degli Americani e hanno livelli di colesterolo e pressione più alti, tuttavia hanno 2,5 probabilità in meno degli Americani di morire per malattia alle coronarie. Si suppone che il largo consumo di vino rosso da parte dei Francesi protegga da malattie alle coronarie, probabilmente riducendo i livelli di colesterolo o prevenendo anormali coaguli di sangue. Almeno otto ricerche cliniche hanno rilevato, infatti, che un bicchiere o due di vino al giorno protegge dalle malattie cardiache e da alcuni studi emerge che il vino rosso è da preferire rispetto al bianco, suggerendo che alcuni dei benefici potrebbero non essere legati all’alcol.
Per meglio comprendere i potenziali effetti positivi di un moderato consumo di vino, un team di ricercatori israeliani, guidato da Alexendra Lavy, ha confrontato gli effetti del consumo di vino rosso e bianco su 20 uomini sani. A metà dei soggetti sono stati dati 400 millilitri (circa due bicchieri) di vino rosso al giorno per due settimane, all’altra vino bianco. Entrambi i vini contenevano l’11% di alcol. Lavy e i suoi colleghi hanno studiato come i vini influenzavano i valori di grassi nel sangue. L’effetto più rilevante era l’aumento delle lipoproteine ad alta densità (HDL), il cosiddetto colesterolo "buono", tra gli uomini che consumavano il vino rosso. In questi soggetti i livelli di HDL sono aumentati del 26% e quelli di apolipoproteina A-1, strettamente legati all’HDL, del 12%, secondo la relazione di Lavy negli Annali di Nutrizione e Metabolismo (Settembre/Ottobre 1994; 38: 287-94). Nessuna modifica dell’HDL è stata rilevata in chi consumava vino bianco.
Il lato negativo era che i bevitori di vino rosso mostravano un aumento del 26% dei livelli di trigliceridi, un tipo di grasso nel sangue associato al rischio di malattie cardiache. Inoltre, Lavy non ha rilevato riduzione di coaguli di sangue né nei bevitori di vino rosso né in quelli di vino bianco.

Da quanto risulta, il colore dell’uva potrebbe essere più importante del vino stesso. John D. Folts, direttore del laboratorio sulle trombosi delle coronarie dell’Università del Wisconsin, a Madison, ha di recente nutrito alcuni cani con vino rosso, vino bianco o succo d’uva ‘viola’ non zuccherato e ha poi misurato i loro fattori di coagulazione del sangue e di flusso sanguigno. L’uva rossa è particolarmente ricca di flavonoidi, quercetina e rutina, assenti nell’uva bianca. Folts ha rilevato che i coaguli del sangue diminuivano e il flusso sanguigno aumentava nei cani a cui veniva dato vino rosso e succo d’uva viola, ma non in quelli a cui era somministrato vino bianco. "E’ quindi possibile supporre che gli effetti cardioprotettivi del consumo di vino rosso osservati nei francesi e in altre popolazioni possano essere attribuiti in parte al contenuto di etanolo del vino e in parte alle proprietà antiossidanti e inibitrici dell’azione delle piastrine di altri composti naturalmente presenti nel vino; il consumo di alimenti e bevande che contengono flavonoidi può ritardare l’aterogenesi e prevenire la trombosi” ha scritto Folts in Circulation (Febbraio 15, 1995; 91: 1182-8).

Un altro fattore dietetico che probabilmente influenza il paradosso francese, oltre al consumo di vino, è dato dal fatto che i francesi hanno un regime alimentare ricco di flavonoidi. In un’analisi delle abitudini alimentari di individui di 40 nazioni, William E. Connor, un esperto di grassi del sangue dell’ Oregon Health Sciences University, non è riuscito a trovare una relazione forte tra consumo di vino e rischio di malattie cardiache. Invece, Connor ha determinato che i francesi mangiano grandi quantità di verdure, ricche di vitamine, caroteni e flavonoidi, come risulta dal suo articolo in Circulation (Dicembre 1993; 88; 2771-9).

Flavonoidi nel tè

Le foglie del tè verde e nero, di uso comune, contengono circa il 25-30% di flavonoidi, inclusi quercetina ed esteri gallici. Come i flavonoidi dell’uva e di altra frutta e verdura, anche questi proteggono da malattie cardiache.
I ricercatori olandesi Michaël Hertog e Edith Feskens, hanno seguito per cinque anni le abitudini alimentari e lo stile di vita di 805 uomini, dai 65 agli 84 anni d’età, nella città di Zutphen. Oltre ad aver tenuto conto di: attività fisica, fumo, consumo di vitamina C ed E, e di betacarotene, i ricercatori hanno scoperto che gli uomini che introducevano molti flavonoidi attraverso il consumo di tè, cipolle e mele avevano meno probabilità di soffrire di malattie cardiache o infarto rispetto a quelli che consumavano pochi flavonoidi.
"E’ dimostrato che l’ossidazione dei radicali liberi dell’LDL gioca un ruolo importante nell’aterogenesi” hanno scritto Hertog e Feskins in Lancet (Ottobre 23, 1993; 342: 1007-11). "I flavonoidi sono fagociti dei radicali liberi. E’ possibile che la quercetina e altri flavonoidi riducano il tasso di formazione di LDL ossidato e quindi inibiscano la crescita di placche aterosclerotiche”.

I benefici dei flavonoidi del tè sono stati confermati da ricercatori del Saitama Cancer Research Center in Giappone. K. Imai e K. Nakachi, hanno studiato 1.371 uomini reclutati in uno studio durato 40 anni su abitudini alimentari e salute. E’ emerso che gli anziani che bevevano 10 o più tazze di tè verde avevano livelli di colesterolo e trigliceridi più bassi degli uomini che ne bevevano meno. "Il consumo di tè verde era significativamente associato a minori concentrazioni seriche di lipidi e lipoproteine, " hanno scritto nel British Medical Journal (Marzo 18, 1995; 310: 693-6). "Un aumento del consumo ha abbassato significativamente le concentrazioni di colesterolo e trigliceridi e questo forte legame è rimasto pressoché inalterato anche monitorando l’età, il peso corporeo, il consumo di sigarette e di alcol”.
Anche i forti consumatori di tè beneficiavano di livelli più alti di HDL nel sangue e più bassi di colesterolo LDL- lipoproteina a bassa densità, colesterolo detto "cattivo " nel linguaggio comune. Inoltre, avevano livelli più bassi di alcuni enzimi del fegato, il che suggeriva un ridotto rischio di malattie a questo organo.
"Il tè verde ha molti vantaggi preventivi non è tossico e quindi prontamente disponibile per tutta la popolazione " hanno scritto Imai e Nakachi.

Bere tè verde o nero protegge anche da tumori alla pelle causati da raggi ultravioletti (UV) ed elementi chimici pericolosi. In un esperimento, Allan Conney del College di Farmacia della Rutgers University, ha infuso quattro tipi di tè in concentrazioni paragonabili a quelle bevute dalle persone: tè nero, verde, nero decaffeinato e verde decaffeinato. Ha dato un tipo di tè a quattro diversi gruppi di topi come unica fonte di liquidi da bere, poi li ha esposti o a radiazioni UV causanti il cancro o a prodotti chimici. Per un confronto, ha dato da bere ad un altro gruppo di topi semplice acqua. Conney in Cancer Research (July 1, 1994; 54: 3428-35) ha riportato che il consumo di tè inibiva"marcatamente" il numero e la dimensione dei tumori. Il tè nero era il più efficace, riducendo il numero dei tumori del 93% rispetto ai topi a cui era stata data acqua. Risultati simili con il tè verde con un 88% di tumori in meno. Il consumo di tè verde e nero decaffeinati davano rispettivamente un 77 e 72% in meno di tumori. Conney ha riferito che i benefici del tè erano probabilmente collegati all’effetto antiossidante dei flavonoidi. Perché i tè decaffeinati erano meno efficaci? E’ molto probabile che il processo di decaffeinazione rimuova alcuni flavonoidi, oltre alla caffeina.

I benefici della soia

Ha richiamato l’attenzione anche la presenza di flavonoidi nei semi di soia. In una recente indagine su 730 soggetti e 38 studi clinici, James W. Anderson, ha scoperto che la proteina della soia contenente flavonoidi può ridurre drasticamente i livelli di colesterolo nel sangue. Anderson, endocrinologo e nutrizionista dell’Università del Kentucky, Lexington, ha rilevato che il consumo giornaliero di 47 grammi di proteine di soia diminuiva significativamente il colesterolo totale, la "cattiva " forma di colesterolo (LDL) lipoproteina a bassa densità e i trigliceridi. In generale, sostituendo con proteine di soia circa metà delle proteine della carne nella dieta si riduceva il colesterolo totale in media del 9.3%, LDL del 12.9%, e trigliceridi del 10.5%. Gli individui con livelli di colesterolo molto alti, oltre 335 mg per decilitro di sangue, erano i maggiori beneficiari. Secondo l’articolo di Anderson nel the New England Journal of Medicine (Aug 3, 1995; 333: 276-82), in media, aggiungere soia alla dieta portava una riduzione del 19.6% del colesterolo.
Benché la quantità di proteine della soia consumata variasse nei 38 studi, Anderson ha stimato che 25 grammi al giorno ridurrebbero probabilmente i livelli di colesterolo nel sangue in media del 8.9% e 50 grammi del 17.4%.
Secondo Anderson, non sarebbe difficile per le persone aumentare il proprio consumo di soia. Un bicchiere grande di latte di soia (circa 250 ml) contiene da 4 a 10 grammi di proteine di soia, circa 120 g di tofu ne contengono da 8 a 13 grammi e un hamburger o hotdog di soia circa 18 grammi. Bere due bicchieri di latte di soia (al posto di quello normale) e mangiare un hamburger di soia al giorno fornirebbe circa 30 grammi di proteine di soia.

Raccomandazioni

I flavonoidi sono un importante “promemoria” del fatto che i benefici nutrizionali degli alimenti integrali vanno oltre a quelli ben noti dell’apporto di vitamine e minerali. La ricerca nutrizionale continua e ogni anno vengono fatte nuove scoperte.
Prima di decidere se può essere conveniente ricorrere ad una compressa ad alto contenuto di flavonoidi, si consideri che una porzione di frutta contiene sicuramente un apporto più variegato di flavonoidi. Il modo migliore per introdurre un’ampia gamma di flavonoidi è seguire una dieta ricca di frutta, verdura, tè, soia.
La maggior parte dei flavonoidi è colorata quindi si consiglia di cercare gli alimenti migliori e più colorati (presupponendo che non siano colorati artificialmente): uva rossa, arance, pompelmo rosa, fragole, mirtilli e così via.
Una volta fornita una buona base alla propria dieta, si può prendere in considerazione, solo se necessario per specifici benefici alla salute e su eventuale indicazione medica, di ricorrere ad una integrazione di flavonoidi.



Tradotto ed adattato da: The Nutrition Reporter™, sotto la supervisione di Marco Riva, DISTAM, Università di Milano

©1996 The Nutrition Reporter™ - updated 12/04/96 - www.thenutritionreporter.com/ - per ulteriori informazioni, contattate jack@thenutritionreporter.com. All rights reserved.

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