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L´etichettatura degli alimenti Torna alla pagina precedente
Che cosa è l’etichetta?

L’etichetta è la carta di identità di un prodotto, uno strumento che si avvale di immagini, marchi, messaggi, colori studiati per richiamare l’attenzione e l’acquisto. Da questo fondamentale strumento il consumatore può trarre informazioni sulle caratteristiche merceologiche e di valore d’uso degli alimenti. Proprio per questo, l’etichetta deve contenere informazioni che rendano possibile all’atto dell’acquisto o del consumo la comparazione (anche in ordine alla qualità e al prezzo), la corretta manipolazione, l’impiego in sicurezza del prodotto.
Secondo della Direttiva n. 2000/13/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 marzo 2000, relativa al ravvicinamento della legislazione degli Stati membri concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità, per etichettatura s’intende: menzioni, indicazioni, marchi di fabbrica o di commercio, immagini o simboli riferitesi ad un prodotto alimentare e figuranti su qualsiasi imballaggio, documento, cartello, etichetta, anello o fascetta che accompagni tale prodotto alimentare o che ad esso si riferisca.
L’etichetta, inoltre, nel momento stesso in cui svolge il suo ruolo principale di veicolare l’informazione, ha lo scopo di assicurare trasparenza ad un mercato “speciale” fornendolo di sicurezza. Una cosa molto importante da non dimenticare è che l’etichetta non deve avere alcun tipo di scritta o immagine che possa trarre in inganno il consumatore.

Leggere le etichette

Sapere leggere un’etichetta alimentare è una necessità per poter fare scelte responsabili a difesa della salute e dei valori di ciascun consumatore. Dalle etichette si possono trarre numerose informazioni, non solo di carattere merceologico e nutrizionale, ma anche in merito ad aspetti complessi legati alla filiera. I consumi alimentari tendono ad essere influenzati dal diffondersi di una crescente sensibilità e attenzione nei confronti del cibo e delle pratiche alimentari.
Il consumatore riceve costanti notizie sulle buone pratiche alimentari, sulla filiera produttiva, sulle tecniche e sui metodi di allevamento degli animali, sui prodotti legati a specifici territori, sui principi salutistici e dispone quindi degli strumenti per potersi ritenere più esigente all’atto dell’acquisto. Il consumatore è ormai sempre più consapevole di quanto sia importante seguire un regime alimentare appropriato e completo ed è alla ricerca di informazioni semplici e chiare su composizione e commercializzazione dei prodotti alimentari.
L’etichettatura è da intendersi come uno strumento multifunzionale e articolato, punto di collegamento tra il consumatore e gli alimenti; è il perno prioritario per la chiarezza dell’informazione fornita al consumatore; può diventare il mezzo che consenta un facile orientamento tra gli scaffali di un supermercato o tra le bancarelle di un mercato. Leggere le etichette vuole anche dire avere la capacità di discriminare e di interpretare la moltitudine di dati obbligatori e facoltativi che figurano su di esse.

L’etichetta: tra informazioni obbligatorie e informazioni facoltative

Negli anni il diritto alimentare ha messo in campo una serie di provvedimenti legislativi in tema di etichettatura degli alimenti, definendo in primo luogo il nucleo di informazioni essenziali, da riportare obbligatoriamente:

- denominazione di vendita
- quantità
- termine minimo di conservazione o data di scadenza
- elenco degli ingredienti
- nome o ragione sociale
- sede dello stabilimento
- codice relativo al lotto
- condizioni particolari di conservazione e di utilizzo

Se pochi anni fa bastava indicare sulle etichette la data di scadenza e riportare bene in chiaro l’elenco degli ingredienti “per fare bella figura”, oggi ci vuole ben altro. Nel poco spazio a disposizione non basta collocare immagini, ma vengono riportate (con scelte diverse a seconda della strategia di marca) quali sono le caratteristiche dell’alimento fornendo informazioni sulle materie prime, sulla qualità, sui controlli e offrendo un prodotto non solo commercialmente accattivante, ma in prima linea rassicurante.
Oggi sulle etichette compaiono notizie in merito a origine, validità del prodotto, qualità, gusto, valore nutrizionale, impiego o rifiuto di determinati ingredienti, scelte etiche e tanto altro. Un concentrato di informazioni che sono proposte, per scelta o per obbligo, sulla carta di identità del prodotto. Il successivo esempio riguarda la configurazione di queste ed altre informazioni in una etichetta di olio extravergine di oliva.




L´elenco degli ingredienti

L’elenco degli ingredienti è in assoluto l’elemento più importante sulle etichette perché consente di poter definire la qualità di un prodotto ed è di particolare aiuto nei casi di allergie alimentari. Gli ingredienti sono indicati in ordine di peso decrescente: da quello utilizzato in maggiore a quello usato in minore quantità. Nel caso in cui un ingrediente sia evidenziato in etichetta o in pubblicità deve essere indicato nell’elenco con la percentuale specifica; si tratta infatti dell’ingrediente caratterizzante.
Es. BISCOTTI FROLLINI CON UOVA. Ingredienti: farina di frumento, zucchero, margarina vegetale (olio vegetale, acqua), uova 5,5%,...

La data di scadenza e il termine minimo di conservazione

La data di scadenza indica la data entro la quale il prodotto deve essere necessariamente consumato. La dicitura che appare, per esempio sui prodotti deperibili quali latte fresco e uova, è: “da consumarsi entro il…(giorno,mese,anno)”.

Il termine minimo di conservazione indica la data entro la quale l’alimento è garantito per le sue proprietà dal produttore, purché sia rispettata la corretta conservazione. In etichetta tale data è preceduta dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il (giorno/mese/anno o solo mese o solo anno)/la fine di… (mese/anno o anno)”.

La tabella nutrizionale

La tabella nutrizionale consente di trarre informazioni in merito ai contenuti in nutrienti del prodotto che si sta per acquistare o consumare. Tale strumento rimane tuttavia facoltativo, ad eccezione dei casi in cui il prodotto sia venduto supportato da un’indicazione nutrizionale in etichetta o in pubblicità e nei casi in cui sia destinato ad una particolare alimentazione. I valori nutrizionali sono riportati in tabelle che riportano il dato espresso generalmente per 100 grammi di prodotto e in alcuni casi anche per pezzo (es. un biscotto) o riferiti alla porzione.



Da “Guida per una sana e consapevole scelta alimentare” – Movimento Consumatori 2006

Le informazioni nutrizionali e sulla salute

Le etichette alimentari hanno lo scopo di relazionarsi con il consumatore sia attraverso menzioni obbligatorie, sia ricorrendo a messaggi e richiami che hanno invece lo scopo di attrarre a sé l’acquirente. L’etichetta, prima di ogni altra cosa, interagisce con il potenziale cliente grazie ad una serie di accattivanti segnali che molto spesso sono sufficienti a indurre l’acquisto, senza bisogno di ricorrere alla lettura delle menzioni obbligatorie. Il riferimento in particolare è ai claims, ovvero a tutte le indicazioni facoltative, ben visibili in etichetta, che servono come veicolo promozionale e che possono essere menzionate purché compatibili con i principi legislativi.
Le normative in tema di etichettatura vietano di attribuire ai prodotti alimentari proprietà di prevenzione, di trattamento e di guarigione di una malattia. Con il Regolamento CE 1924/2006 si è rafforzata la necessità di non indurre in errore l’acquirente, mediante rilevanti novità in tema di utilizzo delle indicazioni nutrizionali e sulla salute. Sono stati stabiliti principi generali applicabili a tutte le indicazioni fornite sui prodotti alimentari. Ad esempio, l’indicazione di una sostanza nutritiva utile per la crescita o per lo sviluppo dell’organismo potrà essere autorizzata solo se basata su dati scientifici generalmente accettati.

Per riassumere ogni indicazione nutrizionale potrà figurare in etichetta solo se corrisposta ad una relativa condizione di applicazione. Per esempio, la dicitura “senza zuccheri” può comparire sulle etichette solo se il prodotto contiene non più di 0,5 g di zuccheri (per 100 g o per 100 ml).

Alcune indicazioni nutrizionali in etichetta sono le seguenti:

- A BASSO CONTENUTO CALORICO: applicabile solo se il prodotto contiene non più 40 kcal per 100 grammi di prodotto solido / non più di 20 kcal per 100 grammi di prodotto liquido.
- SENZA GRASSI: applicabile solo se il prodotto contiene non più di 0,5 grammi di grassi per 100 grammi/millilitri di prodotto.
Una sezione successiva è del sito è dedicata specificamente all’etichettatura nutrizionale.

Tracciabilità e Rintracciabilità in etichetta

Gli allarmi relativi agli episodi di insicurezza alimentare, scandalo mucca pazza in primis, hanno condotto il sistema legislativo italiano e europeo ad adottare misure dirette a dettare regole comuni sulla sicurezza alimentare. L’istituzione dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha introdotto termini come rintracciabilità, tracciabilità, principio di precauzione, filiera che mettono in risalto l’interesse “orizzontale” verso tutti gli alimenti e le diverse fasi della catena alimentare.

“Tracciabilità” e “rintracciabilità” sono da considerare entrambi “strumenti” che si riferiscono alla “capacità di ricostruire la storia e di seguire l’utilizzo di un prodotto mediante identificazioni documentate relativamente ai flussi materiali ed agli operatori di filiera” come definito nella norma UNI 10939. Per tracciabilità si intende il processo informativo che segue il prodotto dal principio alla fine del suo percorso lungo la filiera produttiva; per rintracciabilità si intende il processo che permette di risalire “da valle a monte”. Il regolamento 178/2002 “stabilisce i principi ed i requisiti generali della legislazione alimentare e disciplina tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione degli alimenti”. “Gli operatori del settore alimentare e dei mangimi devono essere in grado di individuare chi abbia fornito loro un alimento, un mangime, un animale destinato alla produzione alimentare o qualsiasi sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime. A tal fine detti operatori devono disporre di sistemi e di procedure che consentano di mettere a disposizione delle autorità competenti, che lo richiedano, le informazioni al riguardo”. “Gli alimenti ed i mangimi che sono immessi sul mercato devono essere adeguatamente etichettati o identificati per agevolarne la rintracciabilità”.
Si possono individuare una rintracciabilità cogente ed una rintracciabilità volontaria: la prima fa riferimento innanzi tutto alla 178 (già citata) che stabilisce le norme orizzontali a cui si accompagnano diverse norme verticali come, per esempio, il regolamento 1760 “sistema di identificazione e di registrazione dei bovini e relativo all’etichettatura delle carni bovine e dei prodotti a base di carne bovine”. Per quanto riguarda la parte volontaria spesso si fa riferimento alla norma tecnica UNI 10939, che tratta i principi per una corretta attuazione della rintracciabilità nelle filiere agroalimentari ed alla 11020 rintracciabilità all’interno di una azienda trattate ora dall’unica norma UNI EN ISO 22005: 2008.

Le informazioni sugli “allergeni”

Molti ingredienti utilizzati nei prodotti alimentari possono essere causa di allergie o intolleranze nei consumatori.
La direttiva 2003/89/CE, relativa all’etichettatura nutrizionale, ha reso obbligatoria l’indicazione completa degli ingredienti che entrano nella composizione dei prodotti alimentari, così da garantire una migliore informazione dei consumatori e rispondere al problema delle allergie e delle intolleranze alimentari.
È stata redatta una lista di ingredienti considerati principali cause di allergie o intolleranze:
Arachidi e prodotti a base di arachidi, soia e prodotti a base di soia, senape e prodotti a base di senape, semi di sesamo e prodotti a base di semi di sesamo, anidride solforosa e solfiti in concentrazioni superiori a 10mg/kg o 10mg/litro espressi come SO2, pesci e prodotti a base di pesce, cereali contenenti glutine (grano, segale, orzo, avena, farro, kamut o i loro ceppi ibridati) e prodotti derivati, molluschi e lupino (questi ultimi due sono stati indicati in una revisione successiva).

(Nota 1) La lista degli allergeni alimentari (Allegato III della Direttiva 2000/13/CE) è stata modificata a seguito della Direttiva 2006/142/CE del 22/12/06.

(Nota 2) Tale elenco sarà revisionato tutte le volte che venissero individuati eventuali ulteriori ingredienti giudicati allergenici, ad oggi non emersi. Sono anche stati esclusi dagli allergeni alcune sostanze, derivate da ingredienti allergenici, in un primo tempo tenute in sospeso. Un successivo parere EFSA ha definito che le tecnologie di produzione di questi ingredienti escludono la presenza di allergeni e dunque sono da considerare sicuri (esempio olio di soia). Se il prodotto contiene ingredienti allergenici questi dovranno essere riportati in etichetta in modo trasparente affinché il consumatore sia correttamente informato, tenendo conto anche degli ingredienti composti.

Per ulteriori informazioni su questo argomento, si può anche visionare la sezione “Le allergie alimentare”.

Occhio alle etichette ingannevoli!”

Gran parte delle etichette alimentari si sono arricchite di richiami, menzioni, simboli, immagini che evocano sensazioni, dimensioni, più o meno autentiche, ma che possono causare allo stesso tempo genericità, vaghezza e confusione. Spesso è sufficiente leggere l’elenco degli ingredienti per sfatare i miti promessi in pubblicità o dalle immagini dei prodotti.
Nonostante la legislazione sia intervenuta con decisione nella regolamentazione dei messaggi in etichetta a difesa di chiarezza e trasparenza, non mancano dei tentativi di “catturare” il cliente con promesse di ogni sorta, che rischiano di essere colte molto spesso in maniera sovradimensionata. È il caso di ingredienti che risultano decisivi sul piano della promozione e dell’acquisto di un certo prodotto, ma che invece compaiono in percentuali non caratterizzanti. (Es. “tortellini con prosciutto crudo”: il quantitativo dell’ingrediente caratterizzante sul prodotto finito risulta essere dell’1,1%).
Anche le troppe informazioni, spesso difficili da decifrare, o l’elenco degli ingredienti proposto in diverse lingue possono diventare un ostacolo nei confronti di una corretta percezione del reale contenuto e valore dei prodotti.

Le etichette sono sempre efficaci?

È certo che il sistema dell’etichettatura in campo alimentare ha subito un processo evolutivo di perfezionamento tale da offrire maggiori garanzie e credibilità. Tuttavia sussistono in alcuni casi problemi di trasmissibilità di informazioni che non sempre consentono al consumatore di beneficiare di tali “passi avanti”.
Molte etichette pur rispettando la legislazione in atto rimangono confuse e parziali, costituendo un ostacolo non da poco. A fronte di ciò è interesse di produttori e distributori puntare su una politica fondata sulla chiarezza, interrogandosi sul messaggio che il consumatore effettivamente trae dalle etichette. In parallelo, educare il consumatore è senz’altro un’operazione in atto su cui insistere, liberandolo da un’ancora diffusa e non corretta conoscenza degli alimenti.




©2008 COOP. La riproduzione di questo documento è permessa per usi educativi. La riproduzione per impieghi commerciali non è autorizzata.


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