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Obesità e Sovrappeso Torna alla pagina precedente

Cosa s´intende per obesità e per sovrappeso?

L’eccesso di peso corporeo (obesità o sovrappeso) è definito come un anormale ed eccessivo accumulo di grasso nell’organismo che influenza negativamente lo stato di salute.
L’indice di massa corporea (IMC o BMI) è l’indicatore generalmente utilizzato per classificare questa condizione e negli adulti può essere facilmente ricavato dividendo il peso corporeo (in kg) per il quadrato della statura (in metri). Questo indice offre una misura grezza dello stato antropometrico e nell’adulto è una indicazione valida per entrambi i sessi e per tutte le età. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO) definisce il sovrappeso come un livello di IMC uguale o superiore a 25 e l’obesità come un livello uguale o superiore a 30. Queste soglie offrono un punto di partenza per la valutazione dello stato dei singoli individui, ma vi è ormai la convinzione che il rischio verso malattie dismetaboliche collegate all’obesità sia già presente se si supera un livello di IMC pari a 21.
La nuova guida del WHO relativa allo stato di crescita dei bambini e degli adolescenti include tabelle e grafici utili a valutare il rischio di obesità e di sovrappeso durante la crescita ed è un punto di partenza utile, poiché non vi è accordo a livello internazionale sugli standards da considerare per gli individui più giovani. D’altronde, negli ultimi anni, molti allarmi si susseguono proprio sulla prevalenza dell’eccesso di peso corporeo in bambini ed adolescenti, con conseguenze pesanti sui rischi verso malanni cardiovascolari in età adulta.

Alcuni dati importanti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che a livello mondiale, nel 2005:

- circa 1,6 miliardi di individui adulti erano in condizioni di sovrappeso;
- almeno 400 milioni di individui erano obesi circa 20 milioni di bambini sotto i 5 anni di età erano sovrappeso.

Le proiezioni per il 2015 sono inquietanti: almeno 2.3 miliardi di persone in sovrappeso e 700 milioni di obesi!
Sebbene considerata un problema esclusivo dei paesi più ricchi, la condizione di sovrappeso e obesità si sta diffondendo ovunque, soprattutto nelle concentrazioni urbane dei paesi in via di sviluppo, come conseguenza dei cambiamenti di stile alimentare e, soprattutto, della riduzione di attività fisica.

Secondo i dati resi pubblici al Congresso Europeo sull’Obesità di Ginevra (ECO 2008) dall’International Association for the Study of Obesity (IASO), nell’Europa dei 27, in tutti i paesi oltre la metà della popolazione maschile è obesa o sovrappeso. Leggermente migliore la situazione per quanto riguarda le donne.
Ciò che tuttavia preoccupa maggiormente è che, rispetto ai dati rilevati negli anni passati, l’obesità è in crescità in entrambi i sessi, in quasi ogni nazione, con minime eccezioni. In Italia, il sovrappeso riguarda il 42,5% dei maschi, mentre sono obesi il 10,5%. Le donne invece sono meno in sovrappeso (il 26,6%), ma è alto il tasso di obese (9,1%). In totale, risultano sovrappeso il 34,2% degli italiani e obesi il 9,8%, due dati in continua crescita (erano rispettivamente il 33,6 e il 9% nel 2000). Se si manterrano questi dati tendenziali, secondo la Società Italiana dell’Obesità (SIO) nel 2025 il tasso di obesità negli adulti arriverà al 14% (+43%).
Nei bambini la situazione è più complessa, per la differenza di riferimenti.
I dati peggiori sembrerebbero essere quelli della Gran Bretagna (29% di sovrappeso tra i 5 e i 17 anni, sia nei maschi sia nelle femmine), dei Paesi mediterranei (Cipro, Italia, Malta, Spagna) e del Portogallo. In ogni caso, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità 1 ragazzo su 5 in Europa è sovrappeso.
In Italia, oltre un terzo dei bambini tra i 6 e i 9 anni risulta in sovrappeso o obeso (34,1%), un dato che scende al 25,4% nella fascia tra i 10 e i 13 anni, e precipita con l´adolescenza (14-17 anni) al 13,9%. Per i bambini e adolescenti italiani, al di sotto della maggiore età, l’obesità infantile, si attesta al 4% di media, ma le stime della SIO sono drammatiche: nel 2025, mantenedosi questa situazione, l’obesità infantile in Italia triplicherà, arrivando al 12,2%.

Le cause

La causa fondamentale di obesità e sovrappeso è lo squilibrio energetico fra apporti calorici della razione alimentare e dispendi calorici nelle attività fisiche e la sua dinamica è attribuibile ad alcuni fattori:

- cambiamenti dietetici, con la progressiva preferenza a cibi ad alta densità energetica, ovvero ricchi in zuccheri e grassi e poveri (relativamente) in vitamine, sali minerali e componenti protettivi;
- diminuzione dell’attività fisica e del dispendio calorico, come conseguenza della sedentarietà progressiva di molte forme di lavoro e di studio, dei cambiamenti nelle modalità di mobilità e trasporto, della vita in ambienti a temperatura condizionata.

Alcuni studi hanno dimostrato l’ipotesi di un’influenza genetica, responsabile delle cosiddette anomalie metaboliche che faciliterebbero l’insorgenza dell’obesità, comunque in presenza di alta disponibilità di alimenti e cronico sedentarismo.
Esistono poi fattori individuali che possono contribuire all’eccessiva introduzione di cibo: si tratta solitamente di comportamenti impulsivi o compulsivi secondari a depressione e/o ansia. Anche alcuni farmaci possono, se utilizzati a lungo, facilitare l’insorgenza dell’obesità.

Le conseguenze

L’obesità costituisce un serio fattore di rischio per mortalità e morbilità, sia di per sé (complicanze cardiovascolari e respiratorie), sia per le patologie ad essa frequentemente associate quali diabete mellito, ipertensione arteriosa, iperlipidemia, calcolosi della colecisti, osteoartrosi. Recentemente è stata dimostrata anche la relazione fra condizione di obesità e rischi verso alcuni carcinomi (polmoni, colon, endometrio).
I risultati di alcune indagini attestano che il sovrappeso, l’obesità e le malattie che queste condizioni causano – diabete e malattie cardiovascolari in particolare – costano ogni anno al nostro Paese ben 22,8 miliardi di euro di soli costi diretti, per ospedalizzazione e cure mediche. Inoltre, di obesità si muore: 390 persone ogni 100mila abitanti ogni anno. Giovani adulti con un indice di massa corporea (BMI) di 35 o superiore hanno una riduzione nell’aspettativa di vita fino a 10 anni.

La prevenzione e la cura

Il sovrappeso e l’obesità, così come i disturbi correlati a queste condizioni, possono essere facilmente prevenuti. A livello individuale è possibile:

- mantenere un equilibrio fra apporti energetici e dispendi, nonché un peso corporeo corretto;
- limitare gli apporti energetici dalla frazione lipidica e modificare la composizione della stessa, dando preferenza ai grassi mono e polinsaturi;
- aumentare il consumo di frutta ed ortaggi, nonché di legumi, cereali integrali e frutta secca;
- limitare l’apporto di zuccheri semplici, ovvero di dolciumi e bevande zuccherate;
- incrementare l’attività fisica quotidiana, riservando ogni giorno almeno 30 minuti ad esercizi fisici o al cammino a piedi.

Queste raccomandazioni possono essere utilmente supportate dall’impegno costante di alcune istituzioni pubbliche, la scuola in primo luogo, e da politiche di informazione, controllo e prevenzione degli organismi preposti all’assistenza sanitaria. Importante in questa direzione è anche lo sforzo delle industrie alimentari su obiettivi quali la riduzione del contenuto di grassi, di zuccheri e di sale, e della dimensione delle porzioni degli alimenti, insieme ad uno sforzo parallelo per la revisione delle strategie di marketing, soprattutto delle campagne pubblicitarie degli alimenti voluttuari.

A livello terapeutico, è importante che la cura dell’obesità sia affrontata sotto il rigoroso controllo da parte di un dietologo o di un medico, evitando di affidarsi a rimedi miracolistici o pseudofilosofici.
La restrizione calorica (dieta ipocalorica convenzionale, dieta ipolipidica o semidigiuno) o il controllo dell’alimentazione, rappresentano oggi il punto centrale per la riduzione del peso corporeo. Queste cure mirano soprattutto a correggere le errate abitudini alimentari. Anche interventi psico-comportamentali (sempre sotto la responsabilità di specialisti riconosciuti) possono essere un utile supporto: essi constano in una serie di esercizi psicologici il cui scopo è quello di normalizzare il comportamento alimentare al fine di ridurre l’introito calorico e facilitare la perdita di peso. Questo tipo di terapia presuppone anche esercizio muscolare di tipo aerobico che ha soprattutto effetti benefici di tipo emodinamico e respiratorio, ma modesti effetti dimagranti.
Ultima possibilità terapeutica, da prendere in considerazione nei casi più gravi e sempre sotto stretta sorveglianza medica, è l’impiego di farmaci che possano agire sul dispendio energetico e/o sull’assunzione dei nutrienti con effetti selettivi sulla lipolisi (scissione dei grassi) e sull’assunzione di grassi e/o carboidrati. Anche l’intervento chirurgico (bypass digiuno ileale, diversione bilio-pancreatica, bypass gastrico, restrizione gastrica) rappresenta un’opportunità curativa nei casi più gravi e “resistenti” alle altre forme di terapia. Vista la multifattorialità delle cause e la molteplicità degli interventi terapeutici, è comunque sempre auspicabile un trattamento integrato che coinvolga internista, nutrizionista, psicologo e chirurgo.



Tradotto e adattato da WHO - Fact sheet N°311, September 2006, http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs311/en/index.html
L’obesità, di Tulio Ferrante "http://www.salus.it/alim/obesita.html" sotto la supervisione di Marco Riva, Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Bra/Pollenzo (CN).

©2008 COOP. La riproduzione di questo documento è permessa per usi educativi. La riproduzione per impieghi commerciali non è autorizzata.


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